Nagyrév è un piccolo villaggio situato a un centinaio di chilometri da Budapest. All’epoca dei fatti contava meno di mille abitanti.

La Fazekas vi arrivò nel 1911, sedicente vedova.
Gli uomini del villaggio furono chiamati alle armi, durante la Prima Guerra Mondiale, e nella zona fu impiantato un campo per la custodia dei prigionieri di guerra. Le donne del posto, rimaste sole, fecero a gara per garantirsi almeno un amante straniero, così da creare situazioni imbarazzanti al ritorno dei compagni dal fronte. La “saggia” Júlia raccolse le lamentele di parecchie signore, così che trovò per ciascuna di loro la soluzione: l’arsenico, ottenuto facendo bollire la carta moschicida.
Si calcola che almeno cinquanta donne avessero chiesto l’aiuto della Fazekas, non solamente per porre fine ai propri matrimoni, ma per eliminare altri problemi derivanti dalle proprie parentele: genitori, figli, zii, cugini. Dubbio è il ruolo dell’altra donna considerata “mente” di quel malsano piano. La Oláh, infatti, viene da alcuni indicata come sedicente strega del villaggio, abile a vendere la “polvere dell’eredità di zia Susi” – una sorta di concorrente della “saggia” – da altri addirittura come amante della donna.
Fu un maestro di canto di Tiszakürt a far sì che le donne venissero incastrate. Denunciò la vedova di László Szabó, un’infermiera, che tentò di avvelenarlo con un bicchiere di vino contaminato. Chiamata in causa da un’altra persona, sempre con la stessa accusa, fu interrogata e chiamò in causa una complice, la signora Bukenovszki, la quale fece il nome di Júlia Fazekas.
Furono riesumate molte salme dal cimitero del villaggio, che evidenziarono segni di avvelenamento; in tutti i certificati di morte le cause indicate erano assolutamente “neutre”, come un generico “malattia”.
Tale circostanza portò gli inquirenti a indagare sull’addetto all’archiviazione del cimitero, che risultò essere un cugino della Fazekas.
La donna negò con fermezza gli addebiti, ma fu posta sotto sorveglianza e seguita di nascosto mentre faceva visita a tutte le sue clienti, così che fu possibile arrestare trentotto donne implicate nella strage di quello che fu chiamato per anni il “distretto degli omicidi”.
Quando la polizia fece irruzione a casa di Júlia, la trovò morta avvelenata.
Il processo che ne seguì distribuì otto condanne a morte, sette ergastoli e svariate pene minori.

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Fonti:

M. Newton, Dizionario dei serial killer, Newton Compton Editori, Milano 2004.
https://it.wikipedia.org/wiki/Zsuzsanna_Oláh_e_Júlia_Fazekas